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Antella, nasce l’Associazione “Amici del Leccio di Belmonte”: tra radici, nuovi scenari e un cambio di proprietà!

Radici è il termine che, per primo, balza alla mente nella storia che stiamo per raccontarvi: quelle proprie di un albero secolare, risalente al 1500, con fondamenta ben radicate al terreno oppure quelle che non si vedono ma si sentono – soprattutto quando mancano – che segnano il legame delle persone con il proprio passato.

Se con il trascorrere del tempo le prime possono consolidarsi, le seconde rischiano spesso di dissolversi nella nebbia creata dalle lancette dell’orologio, di appassire per l’assenza di qualcuno che le annaffi con cura.

L’Antella non ha intenzione di tagliare quel “filo della memoria” richiamato dal fotografo Andrea Rontini nel proprio blog ed intessuto da sempre nel rapporto con il monumento più suggestivo del paese: Il Leccio del Ginori detto anche Leccio di Belmonte. Oggi, e così dagli anni ’80, non più accessibile alla popolazione.

La notizia che vi riportiamo nel seguente articolo è doppia: “prima quella buona o quella cattiva?”, sarebbe la domanda se fossimo in un film. La dicotomia non è netta ma la prima – questa è la speranza – vuol scongiurare l’innescarsi della seconda. 
cinque ettari di terreno nei quali insistono anche l’albero per eccellenza degli antellesi e l’Oratorio del Crocifisso di Belmonte (comunemente detto Cappellina, impreziosita da un affresco attribuito a Domenico di Michelino, allievo di Beato Angelico) sono passati di proprietà: alla dipartita della signora Donella Torrigiani il 10 Marzo 2021, la proprietaria ha lasciato in eredità il prezioso appezzamento di terreno, non avendo discendenti, alla Misericordia di Firenze. 

Anche la particella di 1900 mq dove insiste il Leccio di Belmonte, come ufficializza il catasto, è oggi appartenenza della Ven. Arciconfraternita Della Misericordia Di Firenze, la più antica d’Italia. La novità apre altri e importanti scenari, nei quali va a innestarsi il secondo evento degno di nota.

La chioma del Leccio prima (era il 1928) e…dopo, pochi mesi fa

Sull’onda della ricostruzione storica della Collina di Belmonte tratteggiata da Andrea Rontini con il supporto di Silvano Guerrini e di una condizione di dimenticanza che ha colpito le chiome del Leccio, oggi ridotte alla metà, i riflettori sul monumento arboreo si sono nuovamente accesi: proprio in questi giorni si sta costituendo – manca solo l’atto notarile – la nuova Associazione “Amici del Leccio di Belmonte a.p.s.”,  con regolare atto costitutivo e statuto, al quale Art. 1 riporta, 

“L’associazione è apartitica, non ha scopo di lucro e persegue finalità civiche, culturali solidaristiche e di utilità sociale…” 

Con sede al CRC Antella, aperta a chiunque voglia farne parte, la nuova realtà composta da circa 15 cittadini si pone l’obiettivo di scongiurare una vendita che alzi nuovi muri e occluda definitivamente la possibilità di vivere quel Leccio...come accadeva un tempo. Una necessità di tutela che non esclude ipotesi di “privatizzazione consapevole”, a patto che il Leccio rimanga in qualche forma raggiungibile e visitabile né tantomeno vorrebbe renderlo alla mercé di episodi come quello che vi raccontammo su queste pagine (clicca qui), con barbecue ai piedi del tronco secolare e sporcizia lasciata ovunque.

Alla nascita dell’Associazione, pur non essendo soci fondatori, hanno concorso anche le consigliere comunali Sandra Baragli e Patrizia Mondini – le prime firmatarie della mozione del 27 aprile 2021 – e il consigliere comunale Andrea Bencini il quale, come avvocato, ha predisposto tecnicamente le carte per la costituzione dell’ente associativo. 

Come spiega il fautore dell’associazione Rontini: “Per noi antellesi quei 1900 mq non sono solo un bel pezzo di verde ma significano molto altro. Fino alla sciagurata chiusura, il Leccio era il luogo delle scorribande giovanili e dei primi incontri sentimentali, dell’ovo ruzzolato a Pasqua e dei “fochi di San Giovanni”. Tutti noi siamo legati a quel filo della memoria ed è vergognoso che i nostri figli e i nostri nipoti non lo abbiamo mai visto o neanche sappiano cos’è”.

Foto di Andrea Rontini. 1987: la figlia di Andrea, Lisa e l’amica Barbara Becattini giocano nel piazzale del Leccio

Una volta ufficializzata la nuova realtà associativa, le finalità a breve termine saranno le seguenti: intessere un dialogo con la Misericordia di Firenze per comprendere reali volontà di quest’ultima e capire se c’è spazio per una soluzione che conceda al Leccio di tornare visitabile e/o fruibile agli antellesi.

Portare poi la questione sul piano amministrativo – ad esempio attraverso una mozione, come già avvenne qualche mese fa – per coinvolgere il Comune di Bagno a Ripoli affinché si pongano delle condizioni ad un’eventuale vendita, scongiurando che il Leccio passi una volta per tutte nel “libro dei ricordi”.

Infine, vegliare su un processo burocratico già iniziato che riporti il Leccio del Ginori, datato 1500, nell’elenco ufficiale degli alberi monumentali censiti della Regione Toscana: dove era presente, di diritto, fino al 2012 e dove, per negligenza, ha cessato di essere. Un nuovo inserimento comporterà la conseguente necessità di manutenerlo e accudirlo, come non è avvenuto negli ultimi trent’anni!

Matteo Merciai

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