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Segnalazione / Grigliata di Pasqua…al Leccio dell’Antella: fuoco a ridosso dell’albero secolare e sporcizia ovunque!

Le foto parlano chiaro. Sin troppo. 
Nella terrazza, là nel mezzo, la macchia di sporco è evidente: un’isola di plastica – bottiglie per di più -, sacchetti colmi di immondizia e scatolame, pacchetti di sigarette, cartacce, resti di un picnic che si è consumato all’ombra del Leccio secolare dell’Antella, quello del Ginori.
Più in là, sul muricciolo, tre bottiglie disposte a pochi centimetri l’una dall’altra: due birre e un amaro del capo, lasciate lì. In terra, ancora e sparsa un pò ovunque, sempre plastica. Una scena indegna.

A un palmo di mano dal tronco di cinquecento anni la cenere di un fuoco che, incredibilmente e senza sassi protettivi, è stato acceso a ridosso del Leccio. Non un picnic ma, addirittura, una grigliata. 

La segnalazione che è pervenuta alla nostra redazione e ora vi raccontiamo ci lascia l’amaro in bocca per il poco rispetto verso l’ambiente, per il menefreghismo generale e legato al momento, per l’incapacità di riconoscere il patrimonio storico-naturale (ben descritto dall’articolo “La collina di Belmonte: Il filo della memoria” del fotografo Andrea Rontini) del paese che, probabilmente, ti sta crescendo. 

Nel giorno di Pasqua, domenica 5 Aprile, una ventina di ragazzi sono stati sorpresi a pranzare nell’area –  privata ma comunque accessibile – del Leccio di Belmonte, tra i monumenti arborei della Toscana, più volte celebrato dalle nostre pagine per la rara bellezza da salvaguardare.

Verso l’ora di pranzo una pila di fumo proveniente dall’area del Leccio ha attirato l’attenzione dei nostri segnalatori che, una volta raggiunta la terrazza, hanno rinvenuto i resti del “banchetto”, abbandonati di tutta fretta: il sito inquinato dai rifiuti lasciati sull’erba e il fuoco – pericoloso perché a ridosso di rovi e arbusti- ancora acceso. 

A prescindere dalle violazioni delle norme anti-covid vigenti, da mascherine e assembramenti, ci preme sottolineare l’inciviltà di chi si è sentito legittimato nel sporcare un luogo del cuore – come è per Antella e antellesi –  il Leccio.  

Indignazione che avremmo avuto per qualsiasi altro lembo di terra contaminato. Tuttavia, in tal caso, lo sconforto che proviamo appare ancor più accentuato, giustificato dal pensiero che neanche la bellezza che il Leccio esprime con la sua imponenza è servita da deterrente, che nessuno dei presenti si è posto la domanda “che ne sarà di questa plastica”, che nessuno forse ha saputo riconoscere la gravità della propria maleducazione. 

Matteo Merciai

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