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VIDEO / Benigni intona “Il Cantico dei Cantici”: la “blasfemia” dell’amore in diretta nazionale!

Avete assistito al monologo di Roberto Benigni al Festival di Sanremo?
Per chi non avesse potuto vederlo, vi rimandiamo al link per l’intervento integrale dell’artista toscano: clicca qui.

La seconda domanda, ovvia, è: cosa ne pensate?
Roberto Benigni ha intonato, con l’oratoria poetica che gli appartiene, il “Cantico dei Cantici”, il più provocante ed erotico testo contenuto nella Bibbia.

Benigni ha cantato ciò che fa più paura di guerre e bombe: l’amore, che vince sopra ogni cosa, persino sulla morte. In prima serata, davanti a milioni di spettatori.

Un azzardo, a nostro avviso riuscito per la potenza del racconto e la portata rivoluzionaria – ieri come oggi – del contenuto poetico. Chi, oltre a Benigni, avrebbe avuto il “fegato” e l’ardore di portare un testo della Sacra Bibbia su Rai1, a Sanremo o semplicemente in qualsiasi emittente televisiva che non venisse trasmessa oltre il canale 769 o radiofonica che non fosse Radio Maria?

Chi, oltre a Benigni, avrebbe potuto tenere incollato lo spettatore senza suoni, sketch o musiche distrattive con il semplice impegno della sua voce appassionata, riuscendo nell’intento di trasmettere il desiderio di ascoltare quel testo che canta, appunto, il desiderio d’amore?

Nessuno.
Sulla piazza Social c’è chi non ha riso…e si sa per un comico non far ridere dev’essere un gran bel problema. Chi ha denunciato profonde “russate” nel mentre del suo monologo o chi, dopo aver udito il termine Sacra Bibbia, aveva già deciso di additare Benigni come prete. Conservatore e bigotto.

“Ridateci i’ Cioni Mario!!!”, l’urlo convinto del web: quello politicamente scorretto, colui che saltava sulle poltrone e “sui fossi di giorno”, lo stralunato protagonista di una periferia toscana contraddistinta da monotonia e aspettative mancate, “c’ha trombato la miseria e semo rimasti incinta”. 

Bei tempi…passati, però.
A noi è piaciuto, ieri sera, al Festival. Perchè Benigni non è solo un comico e difficilmente resta senza qualcosa da dire (anche se non è una battuta). 
Perchè si cambia e non si può essere, a quasi 70 anni, le solite persone né tantomeno i soliti personaggi di una giovinezza distante quattro decenni. 

Perchè 43 anni dopo “Berlinguer ti voglio bene” un nuovo “sproloquio blasfemo” ha raccontato immagini pornografiche e sacrileghe aggiungendo all’impeto verbale del 1977 la potenza poetica del 2020. Dissestando (e scandalizzando), oggi come allora, le regole di società e televisione.

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