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Una sfaccettatura della vita di paese: può risultare “stretta”?

Oggi parliamo di una sfaccettatura della vita di paese e voglio chiacchierare con voi proprio nel senso letterale della parola, come se fossimo tutti seduti attorno ad un tavolo, davanti ad un buon caffè accompagnato da un vassoio pieno di deliziose bignoline.

Ormai lo sapete che in questa rubrica si parla di qualsiasi cosa, gli argomenti sono svariati; si raccontano le tradizioni, cerco di farvi divertire con le rime e chi più ne ha più ne metta ma oggi voglio condividere con voi una mia riflessione. Apro l’argomento con una domanda rivolta a tutti quanti voi miei cari lettori e compaesani, dunque: vi siete mai sentiti “stretti” qui all’Impruneta?

 

Mi spiego meglio: avete mai sentito il bisogno di lasciarvi alle spalle questo paesello collinare per andare da qualsiasi altra parte come ad esempio in una città? Alcune persone che conosco, soprattutto miei coetanei, anni fa hanno preso la decisione di allontanarsi dal proprio “nido” per motivi lavorativi o personali. Tanti sono andati nella bella e gettonatissima Londra, altri a Milano, a Piacenza, a Torino, la mia compagna di banco delle superiori è addirittura andata a vivere nella meravigliosa Irlanda ed io invece sono sempre qui, nel mio posto, tra le mie colline che si colorano a seconda della stagione.

Sono sincera, qualche volta ci penso. Anni fa ho avuto la possibilità di andare in Francia ma non ce l’ho fatta. Ve lo racconto col cuore in mano, non ci sono andata semplicemente perché sono troppo attaccata alle mie radici. L’idea di lasciare per un lungo periodo la mia famiglia, i miei amici di sempre, i miei animali, il mio Rione, i sampietrini che percorro da 29 anni (quasi 30!) era un pensiero che mi faceva sentire una strana fitta allo stomaco. Eppure ogni tanto ci penso a questa sfaccettatura della vita di paese, quando provo rabbia o frustrazione per qualcosa per esempio, che poi diciamolo, io mi ci vedrei molto bene tra i monti a fare la Heidi della situazione, però tanto non ce la faccio, rimane solo un pensiero fluttuante.

E nonostante questa riflessione, sono sempre qua perché poi mi chiedo: come farei senza l’odore del pollo del mercato il Sabato mattina? Senza le “ciane“? O senza il “buongiorno” delle persone che incontro ogni mattina per andare a lavoro? E come diamine farei a Settembre poi, senza poter vivere la mia Festa dell’Uva? 
Ecco perché sono sempre qua, per queste vie conosciute da sempre. E voi, ci avete mai pensato di allontanarvi da questo posticino?

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