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“Dilettanti di mestiere” / Stagione 2014/15, quando il Reggello vinse “0-2” lo spareggio salvezza

Dilettanti di mestiere – Il passato sportivo che non invecchia
di Fabrizio Innocenti

Rubrica che ripassa in rassegna imprese dello sport dilettantistico e paesano. Vittorie di campionati, salvezze miracolose, storie individuali singolari (in tutti i sensi). La prospettiva del narratore è quella dell’appassionato che si affida agli istinti occasionali dettati dalla luce che evoca in lui quel ricordo.

Si accettano input da atleti o addetti ai lavori di un determinato percorso per conoscere e riproporre le loro vicissitudini nei campi delle loro battaglie agonistiche e non. Unico requisito richiesto? Un amore incondizionato per il proprio sport».

Non è vero che nello sport ci si ricorda solo di chi indossa la medaglia dal coloro più ambito. Se infatti oltrepassiamo comodità e partiti presi, ci accorgiamo che esistono trionfi talmente belli che l’unica cosa di cui non necessitano è di guardare tutti dall’alto. Agli artefici di questi trionfi, semmai, basta guardare se stessi alla partenza da quella prospettiva. Una distanza che sarà tanto vertiginosa quanto sarà stato speciale, al limite dell’irripetibile, il percorso che li ha resi così grandi. Che li ha resi così.

Stagione 2014/2015, campionato di Promozione toscana, girone “B”. Il neopromosso Reggello di Mister Miliani, alla prima esperienza in categoria da allenatore, conquista una salvezza prelibata.

Inserita nel girone che prevede, fra le altre, l’Aquila Montevarchi, la squadra valdarnese dai colori sociali biancocelesti sa che per salvarsi dovrà versare del sudore. Giusto qualche stilla.
Il Reggello, con un organico modesto ma coeso, è zeppo di tasselli volitivi e funzionali al gioco del mister, con la cartina brillante per i confermati Natale, Rovai e Butera, oltre che per il neoarrivato Morandini, bomber coi tasselli dai capelli bianchi.

Scommesse? Sì, ne hanno un paio: una si chiama Welle, difensore meteora nelle file del Livorno in Serie A; l’altra si chiama Magnelli, portiere giovane ma fuoriquota che nell’anno precedente aveva chiuso la Prima Categoria in testa, ma col girone rivolto al contrario. E allora perché hanno affidato al Magno, come lo chiamano gli amici, le chiavi di una porta destinata a soffrire dall’inizio alla fine? Dunque, passo indietro, il Magno nel campionato 2013/14 difendeva i pali della Molinense, che nel doppio confronto, fra andata e ritorno, qualche occasione al Reggello di Miliani la concesse.

Magnelli c’ha fatto la sua figura, Miliani se n’è ricordato e, vista la ristrettezza del budget valdarnese per il mercato, deve aver pensato: “Questo prendiamolo, che si deve rilanciare e ci costerà il giusto… I suoi stimoli faranno il resto”. Ipse dixit.

L’annata è un leitmotiv di sofferenza, ma c’è chi sta peggio, ovvero un insolito Pontassieve, che naufragherà in Prima Categoria senza passare dai playout. Eppure il Reggello, che deve spremersi al meglio contro tutti e non è detto che basti, a quel Pontassieve soffia appena 1 punto in due gare. Al Montevarchi capolista e vincitore del torneo gliene strappa invece il triplo. È logico? No, è il calcio. Se nel match di andata gli aquilotti vincono in casa 4-0, la gara di ritorno è un’altra storia. Il Montevarchi sbarca al comunale di Reggello con spumante in ghiaccio e tanti, davvero tanti tifosi al suo seguito.

Miliani Braveheart

C’è in palio il sempre più imminente approdo in Eccellenza, ma il Reggello deve salvarsi. Il Reggello vuole salvarsi, ma il Montevarchi non lo sapeva al che trasforma suo malgrado quelli che all’andata furono gol in legni colpiti e subisce quel minimo di reti necessarie a perdere una partita inverosimile. Però tenete presente questo: in mezzo al dominio territoriale montevarchino, Magnelli, che all’andata non giocò, non fa una parata degna di voto sul giornale.

Questo perché il Reggello sta bene in campo e soprattutto non molla mai. Non ha mai mollato. Punto.
Il campionato è finito e alla squadra di Miliani, giunta penultima, tocca un risicato playout in casa del rampante Sagginale. Fra le due squadre ci sono 8 punti di differenza.

Il Reggello deve perciò andare in Mugello, in un ambiente caldo, e sbancare il campo di una quintultima, che per due soli punti non è stata capace di fargli l’agognata forbice, utile a eludere quel match. È un afoso 10 maggio 2015 e il tifo locale non è da meno, atmosfericamente parlando. Ma la squadra di Miliani, che non ha ancora vinto una partita in trasferta, quel giorno sente di avere un appuntamento col destino. In fondo da perdere ha ben poco e poi, ripeto, il Reggello deve salvarsi.

Il Reggello vuole salvarsi e infatti vince “2-0”, anche se il verdetto del campo registrerà soltanto il gol di Morandini, siglato a tempo quasi scaduto. Un gol atto a coronare un assist che Butera brevetta proprio in quell’occasione.

Ok, allora hanno vinto 1-0 e comunque si sono salvati, questo si è capito. E quel presunto primo gol chi lo ha “segnato”? Quel signore che nella vittoria col Montevarchi fece incredibilmente fatica a giustificare un certo tipo di doccia a fine partita.

Nel primo tempo del playout il centravanti locale Guidotti, detto Il Gufo, si presenta a tu per tu col Magno e la saracinesca valdarnese mette il punto esclamativo sulla dicitura abbreviata del suo cognome. Parata da campione e recupero della sfera, in un secondo momento, ancora più complicato, perché il Magno, che ha respinto a mano aperta il tiro a botta sicura del futuro re degli attaccanti dilettantistici toscani, si trova la bussola capovolta per la dinamica dell’azione.

La respinta ha fatto carambolare infatti la palla in aria, ma lui è caduto da un’altra parte dopo il tuffo. Dunque istinto e muscoli gli comandano una giravolta di 180° e con una presa d’acciaio spegne lo scatto dello stesso Guidotti, pronto a ribattere come un falco (altro che gufo). Quel doppio intervento è un segnale, ma se non altro perché, davvero, il Reggello deve salvarsi. Il Reggello vuole salvarsi e alla fine ci riesce. Merito di un gruppo coriaceo, preparato, determinato e forse anche un po’ fortunato. Ma chi l’ha detto che la fortuna sia un difetto?

 

Daniele porgessi preparatore dei portieri

Matteo Merciai

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