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Sport, CAOS sul protocollo “Return To Play”: si ritorna ai 30 giorni per la visita medico-sportiva? FMSI sconfessa se stessa?

“Clamoroso al Cibali”. 
La citazione calza a pennello per il tema che andiamo a trattare: sport, compreso chiaramente quel calcio dal quale la nota locuzione ha preso forma.

Nella marea congestionata e disordinata dei paradossi legati al covid19 come tracciamento saltato, ordinanze in serie emesse dalla Regione Toscana, autovalutazione, si inserisce di diritto la notizia che vi diamo in esclusiva, riguardante un tema carissimo agli sportivi: il certificato medico-sportivo. 

Vi portiamo dentro questa telenovela a puntate.
Come sapranno i ben informati, una prima variazione rispetto al protocollo iniziale c’è già stata e risale a pochi giorni fa. Partiamo da lì.

Puntata 1: la prima disposizione sul ritorno all’attività sportiva agonistica dopo aver contratto il covid19 comportava la necessità di attendere un minimo di 30 giorni anche per i contagi asintomatici o pauci-sintomatici prima di sottoporsi ad una visita più approfondita, comportante 1. ECG basale;  2. Test ergometrico incrementale massimale con monitoraggio elettrocardiografico; 3. Ecocardiogramma Color Doppler. 

Puntata 2: su pressione degli ambienti sportivi, considerando la ripresa dei campionati calcistici a fine gennaio,  la FMSI – Federazione Medico Sportiva Italiana ha modificato il protocollo “Return to Play” ridefinendo e accelerando la ripresa delle attività. Il motivo è semplice: come poteva scendere in campo tra poche settimane una squadra che, a titolo esemplificativo, aveva avuto 10 o più giocatori contagiati se si doveva attendere 30 giorni più i tempi della visita medica per il rilascio del certificato? Convenendo con tale punto, ecco la variazione al protocollo: per gli atleti definiti A1 ovvero positivi asintomatici o paucisintomatici o comunque senza ricovero ospedaliero e/o terapie antibiotiche o cortisoniche la visita medico-sportiva poteva essere anticipata. 

  • dopo 7 giorni dalla guarigione per gli under 40 con ECG basale e test da sforzo
  • dopo 14 giorni dalla guarigione per gli over 40 con ECG basale e test da sforzo

Rimaneva invece il minimo di 30 giorni per chi fosse stato ricoverato a causa del covid19 o avesse avuto conseguenze ancor più critiche. Tale protocollo, come riporta lo stesso ha “valenza scientifica, in quanto position statement della FMSI (società scientifica riconosciuta per la Medicina dello Sport dal Ministero della Salute). Con il risultato di far accorrere atleti dilettantistici a prenotare la propria visita medica per esser pronti alla ripresa delle attività.

 

Questa la premessa ma, come ogni partita che punti alla memorabilità, sta per arrivare il colpo di scena: la puntata 3

IL GOL AL 90°….anzi, l’AUTOGOL 

Nella giornata di oggi un ipotetico e sensazionale ripensamento che assomiglia tanto a un gol al 90°, in zona Cesarini per scomodare un altro famosissimo slogan calcistico. Anzi, a dirla tutta, un AUTOGOL. Ve lo raccontiamo. 

Puntata 3: I dottori abilitati alla Medicina dello Sport hanno ricevuto, in data odierna, un nuovo documento targato FMSI che annulla la validità del protocollo attualmente in vigore, varato soltanto pochi giorni fa. Con tale inequivocabile dicitura:

“Con riferimento al nuovo protocollo “Return to Play” per la ripresa dell’attività sportiva agonistica per gli atleti risultati positivi e guariti al covid19 […], SI PRECISA CHE IL DOCUMENTO FMSI – COME PERALTRO IVI PUNTUALMENTE INDICATO – NON HA VALORE LEGALE”

[…] Ne consegue che chiunque applicasse oggi il nuovo protocollo “Return to Play” opererebbe in condizioni di illiceità”. 

Non ci avete capito granché? E’ normale, anzi è lecito perchè la storia a puntate riportata ha molto del “no-sense”, proprio di questo periodo storico di disposizioni che sconfessano disposizioni precedenti, in una catena di incomprensioni senza fine. 

FMSI rinnega FMSI? Proprio così...”roba da circo”, si dice in Toscana.
Lo stesso organo, tre giorni dopo, sembra vanificare la variazione apportata al protocollo “Return to Play” ed invita ad attenersi al primo documento…quello dei 30 giorni per tutti. Chi non lo farà, addirittura, si starà rendendo reo di illecito con una serie di conseguenze scomodanti l’azione penale.

Un bel boomerang che innesca un’esplosione di problemi impazziti, nuove domande, nuove difficoltà per quelle realtà, pubbliche e private, che rilasciano i certificati di medicina sportiva: cosa fare? Quale protocollo seguire? Come gestire un’agenda che, dopo l’ufficialità del protocollo del 9 gennaio, si era colmata di appuntamenti???

Chi risponde?

Matteo Merciai

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