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Il Giullare del 2%

C’era una volta un Belpaese immerso in una catastrofica pandemia, in cui ogni giorno centinaia di persone morivano e migliaia contraevano il morbo, ma con un senatore venuto da Rignano che decise, non accontentandosi della sola campagna vaccinale, di lanciare tutti anche in una bella campagna elettorale.

Quella che potrebbe benissimo essere l’inizio di una appassionante, seppur truce favola per bambini è invece da ieri ufficialmente la realtà in cui l’Italia si trova: Matteo Renzi ha aperto la più vile, assurda e vergognosa crisi di governo nella storia dell’umanità, dopo settimane di strappo minacciato, ritrattato, poi ridiscusso, poi riminacciato e infine attuato. A favore di telecamere e giornalisti, con un’attesa messianica gonfiata da una stampa come sempre a lui in buona parte amica, il senatore di Scandicci ha annunciato in conferenza il ritiro dall’esecutivo delle sue due ministre, ovvero quei cagnolini scodinzolanti che rispondono ai nomi di Teresa Bellanova ed Elena Bonetti, pedine più o meno consapevoli dei giochetti del Grande manovratore. 

Facendo finta di non conoscere gli attori di tale farsa, è lapalissiano che l’unico aggettivo adatto per definire l’apertura di una crisi in un simile momento sia folle, ancorché ad aprirla fossero stati Churchill o De Gasperi. Mentre il mondo si trova costretto a fare i conti con la spaventosa seconda ondata del Covid, mentre paesi come Germania e Inghilterra paventano un nuovo lockdown totale, e mentre l’Italia deve affrontare i numeri della pandemia, quelli ugualmente drammatici dell’economia e l’avvio di una vaccinazione di massa, Renzi pensa bene di far cascare il governo gettando il Paese nell’incertezza o peggio nello spettro di elezioni anticipate, da organizzare nella squisita situazione sopra descritta.

Stiamo vivendo un dramma planetario da cui non sappiamo né quando né come ne usciremo; qualunque fosse il colore del governo in carica, il giudizio sulla necessità di farlo proseguire sul suo lavoro sarebbe lo stesso, e come detto l’opinione su una crisi non muterebbe anche se questa avesse come fautori leader autorevoli e di grande consenso. Ma ad aggravare quanto sta avvenendo nelle ultime ore vi è il fatto che il ribelle di turno è l’opposto del concetto di statista. Renzi incarna il peggio del peggio della politica, e i termini arrivista e bugiardo fanno a gara nel poterlo definire meglio.

Questo bulletto di periferia, dal basso del 2% di cui dispone, si permette di ricattare e tenere per il bavero un governo verso il quale ha sempre mostrato disprezzo, sebbene sia stato proprio lui a consentirne la nascita nel 2019. Al comando di un partito-sultanato che ha più iscritti che elettori, il Bomba, nome con cui non a caso è noto sin dalla giovinezza, fa e disfa a suo piacimento nel teatro della politica italiana, preoccupato solo dal proprio ego e dalla necessità di trovare quella visibilità ormai perduta.

Sotto la voce incoerenza nel dizionario trovate il suo nome: avrebbe dovuto uscire di scena, insieme alla compare Boschi, dopo il trionfo del No al referendum del 4 dicembre 2016, mentre oggi apre crisi con uno di quei “partitini” contro i quali qualche anno fa imprecava animatamente, dicendo che era finita la stagione in cui simili nullità politiche potessero mettere i veti. Convintosi a ragione che Conte non abbia intenzione di spartire il malloppo del Recovery Plan tra le solite cricche di potere, ci ha pensato lui, sulla scia di quanto accadeva durante la sua permanenza a Palazzo Chigi, a rappresentare lobby e amici affaristi, e non a caso ha ritirato fuori progetti come il Ponte sullo Stretto, opera che Renzi prima avversava ma che nel 2016 lo folgorò sulla via di Damasco, o meglio di Salini, l’amico costruttore che dovrebbe realizzarla.

Il cazzaro di Pontassieve non potrebbe fare ciò che sta facendo senza la silente complicità del Pd, partito da cui uscì un anno e mezzo fa lasciando macerie e quinte colonne più o meno mascherate; anche coloro che renziani non sono, a cominciare dal segretario Zingaretti, rimangono comunque zitti di fronte allo show del Bomba, dimenticandosi, forse per vergogna o forse per masochistica connivenza, di essere di fronte a colui che in sei anni è riuscito a svuotare il Pd dall’interno, rendendolo una platea della Leopolda occupata dalla peggior classe politica della storia repubblicana. Renzi si muove, come ha sempre fatto, per esclusivo interesse personale: la sopravvivenza mediatica e la ricerca di nuovi pertugi di alleanze, possibilmente d’ora in poi a destra, sono le uniche sue ragioni di vita.

Tutti sono palle che volteggiano tra le mani di questo giullare arrogantello, tanto incapace quanto spregiudicato. Il problema è che tra queste palle ci siamo anche tutti noi, nel bel mezzo di una pandemia e sull’orlo di un inevitabile baratro.

Collettivo Giovani Impruneta

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