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Quant’è bella Giovinezza

Ci passa davanti e quasi non ce ne accorgiamo. Ci sfugge tra le dita come sabbia, mutando in un istante da un pugno compatto in un minuscolo rimasuglio di granelli. La si invoca e la si celebra, dimenticandoci però spesso di viverla. La giovinezza è forse l’elemento che ci dà più ebbrezza di vivere, e su di essa filosofi e artisti da millenni riflettono nel tentativo di carpirne l’infinita potenza.

La sua celebrazione più nota è quella che Lorenzo il Magnifico fece nel “Trionfo di Bacco e Arianna”: “chi vuol essere lieto, sia, del doman non c’è certezza”. Nell’affermarsi della visione dell’uomo come sintesi vivente del Tutto, come centro del mondo, la società del Rinascimento (parola tanto abusata di questi tempi) elogiava una concezione attiva e concreta della vita, esaltando anche quella gioia e quel piacere che proprio nella giovinezza trovano il loro culmine.

Cosa significa davvero la parola giovinezza? La domanda in questi termini è mal posta, e dovrebbe convertirsi piuttosto in: che cosa significa essere giovani? A livello anagrafico, si può oscillare ampiamente nell’indicare fin quando lo si sia: per alcuni si è giovani finché non ci si sposa, per altri fino a che si è nei “trenta”, per altri ancora fino a che non si compiono i trenta, ma c’è anche chi vede l’età giovane finire non appena si sente l’ultima campanella di scuola.

Si può sentirsi vecchi a vent’anni e giovani a sessanta, in fondo non ci sono regole ferree; lo spirito comanda le nostre azioni, siamo noi che decidiamo da che prospettiva guardare le cose e quanta speranza, e dunque gioventù, infondere nel mondo. Tutti ad ogni età possono sentirsi ancora ragazzi, mostrando energia vigorosa e anche quell’ingenuità leggera così tipica dei meravigliosi bambini. Non c’è dubbio che comunque la giovinezza vera e propria non duri troppo a lungo, e quindi dobbiamo saperla apprezzare finché ne siamo dentro. 

Questo anno di Covid ha sconvolto le vite di molte generazioni, a cominciare da quelle migliaia di anziani che sono stati portati via in un lampo. Chi è rimasto ha la fortuna più grande di tutte, ma ciononostante, soprattutto per i giovani, si è trattato di un anno perso.

La socialità, la vitalistica voglia di scoprire il mondo, il senso di avventura sono stati cancellati da un nemico subdolo che ci ha costretti a coprifuoco e serrate continue. Non è facile essere un giovane al tempo della pandemia, sebbene ci siano stati giovani che in altre epoche hanno vissuto drammi ancora peggiori; il senso di isolamento tende a colorare la nostra realtà di un progressivo e spento grigio, mentre gli strumenti della tecnologia mostrano giorno dopo giorno la vacuità della loro apparente funzione di avvicinamento.

E’ come se il virus ci stesse strappando il periodo più bello dell’esistenza, mentre noi siamo inermi e incapaci di opporre resistenza. Sfidare le regole in nome di un folle concetto di libertà assoluta sarebbe imperdonabile, poiché in primis è necessario ricordare che la libertà di ciascuno finisce dove inizia quella degli altri.

Non saremmo dunque di alcun aiuto a noi stessi se anteponessimo voglie di aperitivi e serate con gli amici al bene comune. La giovinezza non si riconquista in uno Spritz, ma va ricoltivata con la capacità di trarre insegnamento dal momento che stiamo vivendo e con la promessa che una volta finito tutto non sciuperemo neppure un secondo dei nostri anni più intensi.

Dove c’è giovinezza non può esserci indifferenza, mentre invece oggi sono tantissimi i ragazzi che vivono come automi staccati dalla realtà civile; dove c’è giovinezza non può esserci ignoranza, perché la naturale curiosità di chi deve costruirsi un cammino si unisce alla possibilità di imparare, nelle scuole, nelle università e in ogni luogo in cui si creino comunità e cultura; dove c’è giovinezza, sebbene vi sia un enorme entusiasmo, non può esserci fretta, perché ogni scoperta e ogni passo vanno fatti con calma, e ciò che non si fa da ragazzi poi non lo si recupera più.

C’è tempo quando si è giovani, ma bisogna saperlo usare bene: quel tempo sognato, come cantava Ivano Fossati, che bisognava sognare.

Collettivo Giovani Impruneta

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