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Le associazioni ambientaliste di Bagno a Ripoli contro il Piano Strutturale: “Tradisce la vocazione della nostra terra!”

“Senza la storia la verità scompare – Conoscere il passato per programmare il futuro”: il titolo non ha bisogno di spiegazioni, soltanto di esser contestualizzato. A redigerlo sono state le associazioni ambientaliste di Bagno a Ripoli (Legambiente, Italia Nostra Onlus – Sezione di Firenze, L’A.R.C.A. – Associazione Ripolese per la Cultura dell’Ambiente, Gruppo Trekking Bagno a Ripoli, Rete dei Comitati per la Difesa del Territorio, Firenzeintralice Aps) riferendosi al Piano Strutturale ripolese e alle previsioni edificatori che modificheranno l’assetto paesaggistico del comune a sud di Firenze. Nel dettaglio:

“Il Piano Strutturale vigente, approvato nel 2011 con la Giunta Bartolini, pur confermando le previsioni edificatorie del 1999, non ancora realizzate, puntava soprattutto sul recupero dell’esistente, privilegiando la ristrutturazione. Ciò non avvenne per caso, ma fu il frutto del lungo e ben strutturato processo partecipativo, che l’Amministrazione realizzò prima della sua redazione. La maggioranza dei cittadini espresse la convinzione che sul nostro Comune non dovessero sorgere nuove abitazioni.

Il Piano Strutturale che sta elaborando la Giunta Casini parte in modo diametralmente opposto, cioè da un avviso pubblico (estate 2017) rivolto ai proprietari immobiliari per avere “suggerimenti” in vista della redazione del nuovo Piano Strutturale, solleticando così gli appetiti edificatori che trovano la loro traduzione nelle attuali previsioni. La partecipazione della popolazione, non ha trovato spazio in fase di elaborazione delle previsioni urbanistiche di oggi e questa è una gravissima carenza democratica.

Il risultato è che il Piano, non guidato dai bisogni reali della nostra popolazione, realizza nel nostro comune l’espansione della città di Firenze, con lo scopo di creare la Grande Firenze: sarà uno strumento urbanistico NON a servizio dell’area Ripolese, ma di altri…

Ecco quindi spiegati:

  1. i vastissimi parcheggi scambiatori, che, in mancanza di un potenziamento dei collegamenti ferroviari per i pendolari da integrare direttamente con le linee del tram, attireranno traffico, smog, rumore e auto che saranno costrette a parcheggiare a Bagno a Ripoli per non pagare il costo di ingresso a Firenze previsto con la realizzazione dello Scudo Verde;
  2. le infrastrutture connesse alla nuova tranvia, ovvero il deposito / officina e l’hub dei mezzi di trasporto extraurbano;
  3. un nuovo Centro Congressi;
  4. un nuovo Centro Sportivo calcistico, che si sommerà ai già numerosi campi da calcio presenti, a scapito di altri sport;
  5. l’ampliamento del Match Ball;
  6. l’ampliamento di Villa la Massa.
  7. la sede distaccata degli Uffizi, che potrebbe essere realizzata in uno dei vari edifici storici abbandonati presenti nel nostro territorio;
  8. nuove costruzioni residenziali e direzionali nel Pian di Ripoli;
  9. abitazioni (secondo le previsioni del vecchio P.S. del 1999) nei centri urbani di Vallina, Antella, Osteria Nuova senza tener minimamente conto del consolidato decremento demografico.

Bagno a Ripoli, da centro abitato tranquillo, immerso nel verde e ricco di campi coltivati che creavano economia circolare, perderà per sempre le sue caratteristiche di bellezza e di pace, tradendo i tanto sbandierati (a parole) programmi green e le aspettative di una pianificazione economica veramente sostenibile.

Distruggendo la campagna, perdendo la sua vocazione agricola (tuttora viva e redditizia), e puntando come Firenze sulle rendite immobiliari, Bagno a Ripoli perderà la sua risorsa più preziosa, l’UNICA NON RINNOVABILE: la terra!

Per queste ragioni, abbiamo inviato un documento che esprime la nostra posizione su queste previsioni a Sindaco, Assessori e Consiglieri del Comune di Bagno a Ripoli, alla Soprintendenza e ai funzionari competenti della Città Metropolitana di Firenze e della Regione.

A loro, che avranno la responsabilità di decidere sul futuro di Bagno a Ripoli, domandiamo: vale davvero la pena stravolgere in modo irreversibile un territorio, sapendo che questo genererà sacrifici a danno dei più e profitti solo per pochi?”

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Matteo Merciai

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