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Greve, “Si fa festa” con la terapia intensiva OSMA: una cena “Covid-free” in piazza Matteotti!

Il reparto diretto dal Primario Pavoni sarà ospite dei ristoratori grevigiani e del Comune di Greve in Chianti per una serata conviviale, apparecchiati per l’occasione attorno alla statua di Giovanni da Verrazzano

Una giornata all’insegna del Covid-free in una sorta di nuova festività che qui, nei nostri territori a sud di Firenze, sarà simbolicamente festeggiata il 5 luglio. 
Dai corridoi della terapia intensiva dell’OSMA sino a Piazza Matteotti di Greve in Chianti, la via Chiantigiana che li separa diventa la strada della liberazione dal Coronavirus, faticosamente debellata in tre mesi di straordinaria dedizione sanitaria.

Si fa festa!”, il titolo della serata organizzata dal Comune di Greve in Chianti in collaborazione con ristoratori e attività commerciali riunite nel CCN Le Botteghe di Greve”.

Domenica 5 luglio il reparto di terapia intensiva dell’Ospedale di Ponte a Niccheri diretto dal primario Vittorio Pavoni, sarà ospitato all’ombra del Palazzo Comunale, per una serata distensiva e rilassante dopo le settimane di eccezionale pressione. Oltre 150 persone tra dottori, infermieri, operatori sanitari e relative famiglie si accomoderanno in Piazza Matteotti, proprio com’è successo pochi giorni fa nell’evento “Il Gusto del Chianti”, serviti dai ristoratori locali (nel rispetto di ogni disposizione vigente).

Un ringraziamento reciproco. 
Lamministrazione comunale e le attività ristorative grevigiane  – nel dettaglio i ristoranti Giovanni da Verrazzano, la Terrazza, Macelleria Falorni, la Bottega del Moro, Fuori Piazza, Il Portico, il Gallo Nero, il Caffè Le Logge, Caffè Lepanto omaggeranno la “terapia intensiva” con eccellenze culinarie in versione antipasto, primo, secondo, dolce, chiaramente vino, offerto da Lamole di Lamole. 

“Una bellissima iniziativa – ha dichiarato il sindaco di Greve in Chianti Paolo Sottani – accolta con entusiasmo dal territorio e dalla nostra amministrazione, attivatasi fin da subito per adempiere alle richieste organizzative necessarie alla realizzazione. Non vediamo l’ora di festeggiare con il Dott. Pavoni e tutto il suo staff, professionisti esemplari nell’affrontare l’emergenza covid.

Per lo staff del Dott. Pavoni, invece, sarà una nuova occasione di avvicinamento al territorio e alle persone che lo vivono, sostenitori attivi durante la pandemia con contributi di ogni genere trasmessi al reparto ospedaliero. 

La terapia intensiva dell’OSMA, eccellenza della sanità fiorentina e toscana, è stata dichiarata “Covid-free” il 21 Maggio scorso, giorno nel quale l’ultimo paziente sopravvissuto al virus ha lasciato il corridoio blu del reparto. Un sollievo, una rinascita. Giunta dopo circa 90 giorni ad alta tensione che Dai Colli Fiorentini raccontò nel suo reportage risalente all’11 Aprile scorso (leggi qui), quando i letti della terapia intensiva erano occupati, il casco CPAP per ossigenare attivo su più pazienti ed il Covid era una minaccia tangibile e quotidiana. 

Già allora, tuttavia, il primario Pavoni e l’intero staff di terapia intensiva trovarono tempo e spazio per ringraziare il territorio ed i suoi abitanti delle molte donazioni ricevute con una lettera che pubblicammo sulle nostre pagine: 

“In questo tempo reso difficilissimo per tutti dall’emergenza Coronavirus, siamo sopraffatti dalla generosa solidarietà della popolazione del nostro territorio che attraverso ogni tipo di dono, messaggio e contributo ci sta facendo arrivare la propria vicinanza e il proprio sostegno.

Grazie! Siamo commossi e infinitamente grati. Il nostro lavoro solitamente segreto ai più è sempre stato e rimarrà al servizio di tutti, in difesa del bene più prezioso che abbiamo, la nostra salute. Anche in questi giorni complicati cerchiamo di svolgerlo al meglio delle nostre capacità,generosamente e con professionalità, in quella sanità pubblica che è nostra, di tutti e che solo tutti insieme possiamo difendere e tutelare.

Sentire che tutta la cittadinanza è con noi e ci vuole bene ci aiuta ad andare avanti anche in condizioni a volte complicate e precarie. Col sorriso e con la consapevolezza di non essere soli. Non tanto come eroi, ma come uomini e donne che lavorano, parte di un tutto che solo nel sostegno reciproco potrà ripartire davvero.

Come ha scritto qualcuno fuori dal nostro ospedale “uniti possiamo”! Noi ci siamo, grati e felici di sapervi con noi.”

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