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Grassina, vernice fresca al murales “cileno” della Casa del Popolo: saranno i “giovani” della Brigata Rodolfo Boschi a darla!

Quarantasei anni più tardi il murales della Casa del Popolo di Grassina riceverà una nuova mano di vernice fresca, riunendo quei giovani di allora oggi cresciuti e rinvigorendo, assieme al dipinto, un pezzo di storia locale.
Almeno quello ancora visibile rispetto all’installazione in corten realizzata nel contesto del passaggio pedonale che unisce piazza Umberto I e via Bikila.

Domani, 9 Maggio 2021 dalle ore 9:00 sino al pomeriggio, la Casa del Popolo, trainata nell’iniziativa dalla Vicepresidente Valentina Guidotti, ha chiamato a raccolta gli autori originari del dipinto, molti dei quali ancora legati a Grassina, per restaurare l’opera d’arte.

L’idea, finalmente, riuscirà a concretizzarsi dopo una serie di difficoltà incontrate sul cammino e sarà supportata, negli aspetti logistici, dal Comune di Bagno a Ripoli rappresentato per loccasione dall’Assessore Francesco Pignotti, appassionato di America Latina. 

America Latina, Grassina e le vicende (anche tragiche) del secondo Novecento: destini che si incrociarono a metà degli anni ’70 e furono alla base del nostro murales. Una storia che, con il contributo di Valentina Guidotti, vogliamo ripercorrere:


“Era il 1975 quando in occasione del 25 aprile la Brigata Rodolfo Boschi dipinse il murales sulla facciata prospicente “l’arena” alla Casa del Popolo di Grassina.
46 anni dopo molto è cambiato ed oggi, nel 2021, si deve partire dalle basi ovvero dalla storia, dai motivi che mossero alla realizzazione del murales, dalla figura di  Rodolfo Boschi e dai perchè di una brigata.

Cominciamo dal fondo: la “brigata”, il nome è tradotto letteralmente dallo spagnolo, faceva riferimento all’esperienze dei partiti e delle organizzazioni della sinistra latinoamericana, che utilizzavano il murales come forma di controinformazione anti-dittatoriale, sfruttando la durata nel tempo, l’impatto visivo ed i costi ridotti per propagandare parole d’ordine e aspirazioni dell’opposizione. Nel periodo del governo Allende in Cile divenne una forma di appoggio e di diffusione delle politiche, si direbbe ora di inclusione sociale, sostenute dai partiti al Governo.

In Italia intanto erano arrivati gli esuli politici dal Cile dopo il capo di stato del 1973, fuggiti alla repressione dei generali golpisti saltando il muro dell’Ambasciata italiana a Santiago e accolti nel nostro paese. Insieme alla musica andina degli Inti Illimani e dei Quilapayun arrivarono anche i disegni e l’esperienza delle brigate di pittori.

Nel frattempo i destini cileni si intrecciavano con i nostri anni di piombo e con un decennio di forti ideologie: Rodolfo Boschi era un militante del PCI ucciso da un poliziotto in Via Nazionale ad aprile del 1975 al termine di una manifestazione organizzata dal Partito Comunista contro l’omicidio, nei giorni precedenti, di un altro militante di sinistra.

La FGCI (Federazione Giovani Comunisti) di Grassina cominciò a sperimentare questa modalità di coinvolgimento degli iscritti, fondando la Brigata Rodolfo Boschi; degli innumerevoli murales dipinti nelle Case del Popolo, durante le feste dell’Unità o nelle occasioni di celebrazione di ricorrenze come il 25 aprile, 1 maggio o 2 giugno, soltanto due continuano a resistere: uno dipinto in occasione dell’apertura del manicomio di Firenze (a San Salvi) e questo della Casa del Popolo di Grassina.

Per ambedue sembra arrivato il momento di una nuova vita.
Certamente l’approccio non può essere quello di un recupero di opere d’arte, non lo sono, ma sono invece la testimonianza di una modalità di aggregazione e di comunicazione che coinvolse uan ventina di ragazzi dai 14 ai 20 anni, in un periodo difficilissimo della nostra storia, quella degli anni di piombo.

La Casa del Popolo e Il Comune di Bagno a Ripoli, con i ragazzi di allora (decisamente appesantiti ed arrugginiti fisicamente, ma ancora combattivi nell’animo) ridipingeranno il murales, nella speranza che, insieme alla Casa del Popolo, duri ancora per altri 45 anni!

Matteo Merciai

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