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Covid e Sport, “The Dreamers Academy” alza la voce: “L’Hip Hop non è uno sport minore, chiediamo rispetto!”

Lunedì 15 Giugno.
Dopo tre mesi di stand-by, i ragazzi di “The Dreamers Academy”, Accademia di ballo fondata a Bagno a Ripoli da Maria “Baba” Bazzani,  si sono finalmente ritrovati tornando ad allenarsi “in presenza”.
Spazi all’aperto, ben distanziati, suddivisi in gruppo, tutto secondo le regole imposte dal Covid. Da una parte i ragazzi più piccoli, dall’altra giovani adolescenti: provano coreografie “hip hop” che, dita incrociate, porteranno in scena a Giugno 2021. 

Ballano, sudano, si sfogano. In sostanza, fanno sport.
Anche se…

“Quando dico che ballo Hip Hop, mi rispondono: che sport è…?”, racconta Matilde.
“Non è concepito che si possa saltare un giorno di scuola perchè si è ad una gara di “hip hop”, magari internazionale, mentre per una partita di calcio…si!”, spiega Jacopo.

I “DAKidz” sono ragazzi dai 12 ai 15 anni, un’eccellenza sportiva di Bagno a Ripoli scarsamente riconosciuta malgrado il valore, ed hanno qualcosa da dirci. Vogliono parlare, anche alzare la voce se necessario, con un fine: “L’Hip Hop non è uno sport minore, anzi!”.

Riflessioni che hanno trovato ulteriore spazio nella pandemia, rafforzandosi nella convinzione che ci siano discriminazioni istituzionali tra discipline: il solito concetto Orwelliano sintetizzato nel “tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri”. Che, applicato allo sport, suggerisce la presenza di uno sport nazionale – il calcio, mosso da interessi economici irrinunciabili – e di una serie massiccia di altre discipline considerate minori. O, addirittura, dimenticate. 

“La stessa emergenza Covid ed i DPCM scaturiti di conseguenza hanno aumentato queste distanze già incolmabili. Chiediamo rispetto e visibilità”.

In questa terra di nessuno in deficit di tutela c’è l’”Hip Hop”, disciplina ibrida, a metà tra Arte-Cultura e Sport. Come ci spiega la Baba: “Siamo iscritti al Coni ma non siamo sport olimpionico nè ci sono campionati nazionali o internazionali. Vengono organizzate soltanto gare all’interno di Palazzetti dello Sport che non valorizzano la nostra espressione artistico-sportiva. Davvero troppo poco.”

Cosa chiede il movimento Hip Hop?
Rispetto ed attenzione dalle Istituzioni di categoria e dalle istituzioni locali.
Prendiamo, ad esempio, The Dreamers Academy a Bagno a Ripoli: proprio come una scuola calcio – paragone non casuale – l’Accademia è un contenitore sociale da 150 iscritti che educa alla libertà despressione, alla creatività, alla convivenza. Dai 4 sino ai 26-27 anni, per la maggior parte giovani legati al territorio, si sentono molto più che “ballerini tappa-buchi” nelle feste di paese. 

Conoscete le imprese dei nostri amici DAKidz, Clara, Diana, Matilde, Ambra, Greta, Sasha, Ginger, Cristian, seguiti dai ballerini istruttori Elena e Bellucc?
I ballerini “Dreamers” nell’ultimo anno si sono esibiti nei teatri di Francia e Belgio. Hanno partecipato alla “Young Battle” a Parigi, al “Back to the Style” di Pisa, a Danza in Fiera alla Fortezza da Basso. Senza il Covid sarebbero andati in Svizzera, dove la dreamer Diana era stata invitata come Guest, riconoscimento straordinario per un ballerino. In sintesi rappresentano l’Italia e Bagno a Ripoli in gare di livello internazionale e a giro per l’Europa. Lo sapevate?

Un’eccellenza sportiva, proprio così, come vi avevamo premesso. Malgrado il poco risalto!
“Il ministro Spadafora, per la prima volta, ci ha menzionato dandoci finalmente un volto e riconoscendoci come categoria sportiva. La danza – ci teniamo a precisarlo – non è fitness. Dietro ad un nostro spettacolo c’è un lavoro pazzesco di mesi, un passo riprovato per settimane, lo studio ossessivo di un movimento. C’è preparazione, educazione, arte e futuro. 

Per evitare questa confusione e valorizzare la nostra disciplina, durante il lockdown è nata una necessaria inizativa condotta dall’Associazione “Asso Danza”: nascerà a breve un Albo che racchiuderà le Accademie di ballo, definendone principi e requisiti. Finalmente…

 

Di fronte a noi ci sono giovani di 12, 13, 14 anni, pretendono che la loro disciplina sia considerata uno sport, come gli altri. Gli chiediamo: “Perchè? Cosa provate mentre state ballando?”

“Per me è uno sfogo, fisico e mentale, per qualche ora smetti di pensare a tutto ciò che non è il ballo ed esprimi, attraverso il movimento del corpo, rabbia, felicità, passione!” (Matilde). 

“Non si può spiegare a parole quello che si prova. Per me è un viaggio, non me ne frega niente di ciò che pensa chi mi guarda, con il ballo coloro il mio mondo, mi sento libero di esprimermi e quando ho finito di colorare, ho terminato il viaggio”, (Cristian).

“E’ il nostro modo di esprimere quello che siamo e che pensiamo” (Greta).

“Se ballo voglio essere libera, tranquilla, penso alla musica e al ritmo” (Ginger).

“Per me non è solo un passatempo ma una passione, una maniera anche per identificarmi come persona” (Diana).

Ci hanno convinto!

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