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ALTERNANZA SCUOLA-NULLA

Strumentalizzare un episodio non vuol dire soltanto parlarne. Significa anche tacere, far finta di nulla, spostare l’attenzione dal problema.

Nella tragedia del ragazzo morto durante uno stage a Lauzacco, provincia di Udine, l’unica strumentalizzazione arriva infatti da coloro che non vogliono discutere del tema di fondo, preoccupati che ciò risvegli le coscienze nei confronti di uno degli scempi più vergognosi della nostra epoca: la progressiva distruzione della scuola.

Lorenzo Parelli, diciott’anni, è morto per una tragica fatalità. La Procura ha aperto un fascicolo d’indagine per omicidio colposo, ma ad oggi quello che sappiamo è che è stato un tragico destino a farlo finire schiacciato da una putrella di acciaio. Il punto non è questo, bensì il fatto che Lorenzo era uno dei tanti ragazzi che invece di trovarsi a scuola sono costretti a trascorrere decine di ore allo sbaraglio in luoghi di lavoro: tutto questo ha un nome, Alternanza scuola-lavoro (o PCTO, secondo le demenziali sigle che tanto vanno di moda), regalo di quella riforma dal nome beffardo che è la “Buona Scuola” del governo Renzi.

Dietro il propagandistico e falso intendimento di far conoscere ai giovani il mondo del lavoro e avvicinarli ad esso, c’è la sottrazione di un’enorme quantità di tempo che gli studenti dovrebbero utilizzare per riflettere, studiare, conoscere e relazionarsi, ovvero per stare a scuola. 

La volontà è quella di trasformare le scuole in aziende, in macchine generatrici di pezzi di ricambio, automi pronti a farsi sfruttare e a tenere il senso critico sotto la soglia di guardia. Per alcuni indirizzi scolastici la possibilità di fare esperienze nella realtà lavorativa non è certo dannosa, anzi è un naturale e utile passo nel percorso di formazione volto ad acquisire precise competenze tecniche e artigiane; l’alternanza scuola-lavoro vede però coinvolte tutte le superiori, licei compresi, senza il minimo criterio.

Come ha detto il professor Alessandro Barbero, le cui interviste e i cui interventi pubblici sull’argomento andrebbero letti e ascoltati da tutti, quel cammino lungo secoli per estendere l’obbligo scolastico e strappare i ragazzi al lavoro in tenera età ha visto oramai un’inversione progressiva e preoccupante, in seguito alla quale si vuole far passare sempre più come un lusso la possibilità per un giovane di andare a scuola e pensare solo allo studio fino alla fine dell’adolescenza.

Vivere gli anni scolastici sui libri, nel rapporto con i professori, nella ricerca stimolante e stimolata di prospettive diverse sul mondo e nell’apprendimento di molteplici discipline ha un valore assoluto, e chi dice di fare il bene dei ragazzi nello sradicarli da questa dimensione per “avvicinarli al lavoro”( che per altro neppure c’è e se c’è equivale spesso a sfruttamento e precariato ) è senza dubbio in malafede.

A spron battuto si va ripetendo che molte delle cose che si insegnano a scuola sono inutili, che agli studenti non servirà a nulla sapere il latino, conoscere la storia o leggere poesie. Si è arrivati al punto in cui la grande conquista che ha permesso ai ragazzi gratuitamente di studiare e aprire la propria mente senza chiedersi “a che cosa mi servirà questo specificamente” non va più bene, perché l’andare a scuola deve per forza e in maniera automatica essere spendibile nel mercato del lavoro.

Altrimenti è fuffa, sono chiacchere, è tempo perso. Siamo diventati schiavi di una mentalità aziendalistica che riduce la cultura a un mezzo, che annulla il libero pensiero e snatura il ruolo che la scuola dovrebbe avere.

Negli anni sono state tolte ore alla storia, alla storia dell’arte, alla geografia, financo alla lingua italiana, sono stati mortificati gli insegnanti con promesse disattese su concorsi e stipendi- nonché sulle loro mansioni all’interno della realtà scolastica -, sono state tagliate con regolarità risorse e mai attenzionati gli edifici. In questo sterminato mare di sottrazioni, l’unica aggiunta che è stata fatta alla scuola è l’alternanza scuola-lavoro. Ovvero quanto di più alienante e dannoso possa esserci per migliaia di protagonisti del nostro domani.

Collettivo Giovani Impruneta

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