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Addio a Gualtiero Picchietti, scomparso lo scorso 23 Marzo. Il ricordo della famiglia: “Vivi con noi”

Al nonno Gualtiero”.
L’amore e l’ammirazione per un nonno racchiusa in una dedica, semplice nella sua commovente delicatezza, delle nipoti Lavinia e Sara, a nome dell’intera famiglia. 
Gualtiero Picchietti, grassinese doc e personaggio conosciuto in paese, se ne è andato lo scorso 23 marzo: strappato alla vita, all’età di 84 anni, dal virus che abbiamo tristemente imparato a conoscere. Pochi giorni di malattia, improvvisa, inattesa, poi la dipartita.

Senza un ultimo abbraccio, privato della cerimonia funebre, lontano dalle persone amate.
E’ questo il risvolto più subdolo e disumano del virus: il distacco, netto e forzato. 

Anche se non erano accanto al nonno, a stringergli la mano, i nipoti Lavinia, Sara, Giorgia e Dario sono riusciti ad inviargli una lettera tramite il personale ospedaliero, letta dall’infermiere di turno, mentre Gualtiero applaudiva…


“Al nonno Gualtiero”

“Buongiorno Principesse!”

Iniziava così la classica giornata del nonno Gualtiero, meglio conosciuto da tutti come il “Picchio”, entrando sorridente da “Fior di Pane”. Infatti, il pane fresco a tavola non poteva mai mancare in casa Picchietti, così come le schiacciatine calde a merenda per noi nipoti, quando eravamo più piccoli. Eravamo i suoi fiori ed averci a casa sua a pranzo era per lui il regalo più grande.

“Che siete miei ospiti oggi?” ci domandava, conoscendo già la ovvia risposta, e dopo un giro per le famose botteghe del Paese, ci preparava, insieme alla nonna, un delizioso pranzo. Tra le loro specialità, Lasagne, Lampredotto, Trippa alla fiorentina, Bistecca e “rostinciana”, ed infine l’immancabile cinghiale, cucinato in tutti i modi, di cui è andato a caccia per anni, sua grande passione.

Il tutto arricchito dall’immenso amore che provava per i suoi nipoti, le sue “cionciole” ed il suo “buricchio” e per la nonna, la sua “Signora”.

Il pranzo era rigorosamente servito ad un quarto all’una, infatti non poteva tardare al suo appuntamento quotidiano alla “Casa del Popolo”, dove trascorreva il pomeriggio con i suoi amici, conversando e giocando a carte.

Ci raccontava sempre del suo lavoro come falegname, che aveva svolto per quarant’anni dal “Cipriani”, degli anni trascorsi lì, delle sue amicizie, mantenute anche dopo la pensione ed infine di tutti i suoi bei ricordi. Persino pochi giorni prima di spegnersi, lo scorso 19 marzo, per la Festa di San Giuseppe, patrono dei falegnami, ricordava con la nonna i pranzi con l’arrosto girato che venivano organizzati, per quella ricorrenza, all’interno della fabbrica.

Il nonno scherzava sempre, era solare, amava la vita e ne assaporava ogni attimo con semplicità, non rendendo mai niente drammatico o pesante. 
Il mondo oggi ha perso un uomo buono ed onesto, ma soprattutto un marito, un padre ed un nonno eccezionale, capace di rallegrare ogni momento.
Un uomo ricordato da tutti con il sorriso sulle labbra.


“Per me, nonno, sei stato l’ingrediente fondamentale della mia felicità e della mia autostima, ogni volta che mi fossi sentita insicura o triste, sapevo che sarebbe stato sufficiente un tuo gesto premuroso, od anche soltanto vederti per sentirmi subito meglio.

Grazie di avermi motivato per ogni esame, ci tenevi davvero tanto al mio percorso di studi e sono profondamente addolorata che tu non possa vedermi con la corona d’alloro in testa perché un’altra maledetta corona ti ha portato via da me. So che, anche se non potrai essere fisicamente accanto a me in quell’occasione, ci sarai comunque, perché nonno,

Tu vivi con me!“

Lavinia

“Ciò che provo in questo momento è gratitudine nei confronti di Dio e della Vita,
per avermi donato venticinque preziosi anni accanto a te, nonno. 
Il mio “vecchio”, eroe invincibile dei miei ricordi di bambina, e saggia guida al mio fianco nei miei primi passi di donna.

Oggi non ci sei più.
Sono giorni strani, freddi e soli.
Sì, soli perché dopo il Sabato non c’è più la Domenica, c’è semplicemente un altro giorno…solo.
E soli siamo anche noi, vicini, ma distanti almeno un metro, in un momento in cui il tempo rallenta e si dilata.
In questo giorno surreale gli sguardi diventano abbracci.
E così, accennando un sorriso sincero, ricordiamo le tue battute sempre pronte e la tua grande forza d’animo, inno alla vita.

Prendimi per mano e non lasciarmi mai, mio Capitano!
Con eterno affetto,

Sara

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Un sorriso ed una rima…

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