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11 / 9 2001, il “day after” vissuto dalle prime pagine dei giornali: “Conservate per mostrarle alle nostre figlie”

“Abbiamo conservato i giornali di allora per poterli mostrare alle nostre figlie quando sarebbero diventate grandi”. 

La prospettiva dalla quale vi raccontiamo il ventennale dall’11 Settembre 2001 è inedita e interessante, vissuta attraverso le prime pagine del “day after” conservate da Beatrice, lasciate in eredità dal marito Maurizio, al tempo residenti a Strada in Chianti e genitori di due figlie ancora troppo piccole, allora, per capire cosa stesse accadendo.

Alle 14:45 di 20 anni fa il primo aereo kamikaze fendeva tragicamente una delle torri gemelle, varcando il confine tra il possibile e l’impossibile. D’un tratto divenne possibile colpire l’America, attaccarla al cuore, distruggerne le fondamenta partendo dall’alto, dal cielo.
Alle 15:05 ore italiane, lo schianto del secondo aereo sull’altra torre gemella.

In un tempo che ancora non viaggiava a ritmo di Social e dirette, la notizia raggiunse l’Italia qualche minuto più tardi attraverso la televisione. Immagini scioccanti, spiazzanti. Immediate nella nostra comprensione di star assistendo a un evento epocale, spartiacque della storia contemporanea di cui eravamo improvvisamente testimoni. 

Ognuno di noi, infatti, ricorda con lucida e precisa memoria dove era, cosa stava facendo, cosa ha provato al passaggio di quella notizia destinata a riempire le cronache televisive e giornalistiche dei giorni a venire. E fa un certo effetto rileggere le prime pagine dei giornali che, tutti, nessuno escluso, raccontavano il dramma dell’America e dell’Occidente, tra cronache e testimonianze dei sopravvissuti, connessioni con fiorentini legati a New York e fotografie che sarebbero rimaste nell’immaginario collettivo. 

Panorama, in copertina, domandava ai lettori: “E’ questa la terza guerra mondiale?” 

Il fanatismo islamico e l’attacco all’occidente, Bush e Bin Laden come due facce della stessa medaglia e le due torri a fuoco in un’immagine ripetuta, “in serie” a rafforzarne la tragicità, come se fosse un’opera di quella “pop art” cara a New York. 

“Il Giornale” invece titolava: Migliaia di Morti. Nel cuore dell’America il più grave attentato della Storia”Sotto, la foto della nube di polvere e calcinacci successiva al crollo, enorme, gigantesca ed il confronto tra il prima e il dopo. Com’era ieri il mondo, com’è stato stravolto oggi. 24 ore più tardi. 

Tra le inserzioni pubblicitarie della carta stampata, nei giornali di mercoledì 12 Settembre si trovavano numerosi approfondimenti: 

“Polvere e morte nell’apocalisse di New York”
“E’ scoppiata la guerra, per noi è la fine”.
“Con le due torri crolla il mito della potenza USA”
“Il mondo non sarà più lo stesso ma chi ha colpito pagherà caro”.
“La Casa Bianca si prepara, la vendetta sarà spietata”. 
“E adesso gli Stati Uniti si preparano a vivere blindati”. 

“Il Giornale della Toscana”, invece, proponeva una lettura fiorentina della notizia come le voci (mancanti) dal consolato americano presente in città e dalle Università americane, con testimonianze dirette e la psicosi immediata che coinvolse aeroporti e voli. 

“No Comment, il consolato è blindato”. 

“Stupore, incredulità, dolore e paura nelle Università USA”

“Io, fiorentino, ho perso i miei amici…”

E mentre il sindaco di Firenze di allora, Leonardo Domenici, era costretto ad annullare il viaggio negli States, il vescovo Antonelli dichiarava a mezzo stampa: “Davanti ad un fatto così grave dobbiamo pregare”.

Infine la lente di ingrandimento puntata sul terrore di volare che coinvolse la società occidentale come indiretta conseguenza dell’attacco alle Twin Towers.
“Adesso rischiamo la chiusura”, il titolo in alto riportante la voce univoca delle agenzie di viaggio: “Ormai è psicosi. Chiesti annulli fino al 2022.”
E ancora: “L’aeroporto di Peretola tempestato dalle telefonate”.

Venti anni più tardi, questi pezzi autentici della nostra Storia sono stati estratti dal cassetto, puliti dalla polvere, nuovamente sfogliati: ancora unici testimoni in un mondo che attendeva la svolta definitiva dell’online. Nel 2001 non prendevamo in mano lo smartphone fiondandoci su Facebook (fondato nel 2004) ma, con un ritmo di vita rallentato, andavamo all’edicola sotto casa il giorno dopo per comprare il giornale. Anzi, i giornali (al plurale) come fece Maurizio in questo giorno straordinario di vent’anni fa.

 

Matteo Merciai

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